Favole della Buona notte

C'era una volta...

un bambino, che veniva da un paese chiamato Nullandò. Era un bambino con i capelli neri, neri come un corvo che vola nel cielo di una notte senza occhi e senza sorriso. I suoi occhi erano grigi, grigi come la cenere danzante, figlia di una fiamma armoniosa e crudele. Le sue mani erano sempre marroni, sporche di scura terra di bosco, e i suoi piedi erano verdastri, coperti di polvere e macchiati da naturali fratelli. I suoi vestiti una volta erano bianchi, ma dopo tanto tempo erano diventati grigi come una pietra di fiume.

Questo bambino si chiamava... io non so come si chiamava, e non lo sapeva neanche lui. Il suo papà lo chiamava Null, da Nullandò, il luogo dove l'aveva trovato, ma di solito non lo chiamava mai nessuno, quindi nessuno si era preoccupato di dargli un nome.


Un giorno Nullandò trova uno strano animale nel bosco. Ha quattro zampe e una coda. E una testa. E due occhi. Grigi. Ed il pelo. nero. Ed il suo sguardo è profondo: si ferma sul bambino, che chiameremo "il bambino", per comodità, e l'amimale apre la bocca. Sul suo muso spuntano lunghi baffi irregolari. Grigi. Dentra alla bocca, una serie di dentini del colore del latte, che non fanno paura. Il bambino è affascinato: non aveva mai visto un animale così! Le orecchie, nere, sono a punta, e all'interno sono di un marroncino chiaro, quasi rosa, e sembrano tanto delicate.

Si avvicina. Un passo. No forse lo spavento... Un altro passo. E se poi mi morde? Il bambino ha avuto una brutta esperienza con una animale dal pelo fulvo una volta... L'animale, che chiameremo l'animale per comodità, non sposta lo sguardo dagli occhi del bambino. E gli occhi grigi rispondono al richiamo, avvicinandosi a quei misteriosi dischi profondi. Ancora un passo, e un altro. L'unico rumore che il bambuni riesce ad intendere è il battito del proprio cuore, veloce, e sempre più forte.

Schruf. L'animale si gira di scatto. Si addentra per qualche balzo nel bosco fitto. Dopo un paio di metri si ferma. Si gira. I suoi occhi girano, e tornano a legarsi agli occhi del bambino. Lui lo segue. Non può fare altro. Non ha altro da fare, e tanto nessuno lo chiama mai. E poi quell'animale... Arriva ad una radura in mezzo al fitto del bosco, ma l'animale prosegue. Inizia a correre, rapida ombra tra colossi del tempo. Il bambino lo segue, impaziente. Dove lo sta portando? Ad un certo punto le piante si restringono, braccia avide di calore, e dopo 12 graffi e mezzo a causa dei rovi e una botta e 3/4 a causa di una pietra insolente, il bambino arriva ad uno spiazzo erboso. E trova... un fiore. Un fiore di cui non conosce il nome. Ma è bello. Lo vorrebbe cogliere, ma un suono di vento tra le canne lo supplica: no, ti prego, non toglierlo al mondo, non toglierlo al mio mondo...

Ma questa è un'altra storia.

Buona notte


 

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